La colazione di Ninuzza.

“A colazione in tavola è…” Urlava Ninuzza quando voleva avvisarci che era ora di svegliarsi.
Noi di fretta a vestirsi per correrle incontro. Ricordo quanto fosse difficile convincere i miei fratelli a non perder tempo. Rischiavamo di non trovare nulla e restar delusi.
Certe volte non ne volevano proprio sapere di susirisi do lettu. Si coprivano col lenzuolo fin sopra la testa. Ma io, quel momento, lo aspettavo. Salivo sul letto, iniziavo a saltarci sopra e urlavo fortissimo.
Dovevamo andare.
Ma ero l’unica femmina e in un modo o nell’altro mi accontentavano.

Ninuzza lasciava la porta aperta.
Era vecchia, sgangherata e leggermente segnata dai segni del sole. C’erano delle tendine di pizzo bianco ad adornarle.
L’ingresso era piccolo e bisognava entrare uno alla volta. Ricordo quanto fossimo timidi, forse anche impauriti. Ma Ninuzza già sapeva. E sul tavolo lasciava da parte la nostra colazione: “per i picciriddi di Giuseppina”
C’era…

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